LA AL-RAWDA E’ RIPARTITA

LA AL-RAWDAH E’ RIPARTITA

Un viaggio su un anave cargo. È un altro dei miei sogni…I porti sono posti magici. Ho percorso tante volte quella viabilità fatta di quadre come la centuriazione romana qui in campagna o come quella di tutti i paesi in Patagonia. A Fremantle, in Western Australia, c’erano muri di container. A destra e a sinistra, fino al prossimo incrocio. Muri a quadri e rettangoli, spazio colorato da riempire e trasportare. Ho aspettato sei mesi che arrivasse una cassa piena di libri, lasciata a Sana’a per cinque anni e  imbarcata nel porto di Al-Hodayda dopo un viaggio, nel cassone di un pick-up, attraverso le alte montagne, giù verso la Tihama. Ora è qui. Bellissima. Quella volta le fecero fare il giro di mezzo mondo. Mi immagino così il nostro cervello. Spazi più o meno ordinati, pieni di tutto quello che siamo e che viviamo. È sempre tutto lì, in verità, tutto, ma i container più in basso sono quelli dove ci sono le cose al trapassato remoto e con tempi di verbi antichi, ormai in disuso, quelle che abbiamo messo in naftalina, sentendo il sollievo della leggerezza per non averle più tra i piedi nei luoghi emozionali dove viviamo. Dove ora viviamo.  Cose che, forse, ricordiamo solo qualche volta, per caso, di aver pensato, di aver vissuto. Di aver detto. I pensieri, gli attimi di vita, le parole sembrano sempre non avere peso.

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POINT QUOBBA

POINT QUOBBA

A Point Quobba non ci vanno in tanti. Bisogna desiderarlo. È conosciuto per essere la sheep station più lontana e occidentale in tutta l’Australia. Qui, negli anni d’oro, portavano le pecore a tosare. Migliaia di pecore, montagne di lana. Quella notte mi fermai a dormire, nella casa di lamiera numero 41. Arrivai quasi al tramonto di una giornata che trascorse senza sole. Il colore delle nuvole era quello di un cielo pieno di battaglie tra titani. Aveva smesso anche di piovere.  Non ero l’unica ad aver raggiunto Point Quobba. Trovai un fuoco acceso. Due uomini, padre e figlio. Mi raccontarono…H.M.A.S. Sydney II vs Kormoran. 19 Novembre 1941. Tra gli australiani nessun superstite. 645 uomini a bordo, tutti morti. Tra i tedeschi solo 81 scomparvero tra le onde dell’Oceano Indiano. Gli altri si salvarono. Dalle testimonianze che ho letto, forse, avrebbero preferito morire. I relitti rimasero nascosti per sessantasetteanni. Il padre e il figlio erano qui per un saluto…un poco avanti, dove la strada si fa più scarruppata, dopo il cartello che avverte gli innamorati delle onde e del vento “King Waves Kill”, c’è un cippo, alla memoria. Pensai alla trama di in uno dei miei racconti…”Sapevano perchè erano in viaggio, perchè lì, insieme”.

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LA WALLY

LA WALLY

L’appuntamento con il Console era questa mattina alle 10. Il 158 passa di fronte a casa. So che devo scendere in William Street, ad un certo numero e salire  sul Gatto Rosso. I Cats di diversi colori sono autobus gratuiti nell’area metropolitana. Saluto l’unica signora che aspetta alla fermata. Capisce che non sono australiana. Mi chiede se sono francese. Sono italiana, I live in Italy, near Venice. Ohhhhhh, io sono di Trieste. La signora Wally sta andando al cimitero. È arrivata in Australia a otto anni…mi racconta la sua vita. Docente universitaria di matematica, in pensione da cinque anni, aveva sempre desiderato cantare. Ora che ha tempo, sta imparando le opere liriche in lingua originale. Quelle che preferisce sono in lingua tedesca. Ha fatto un viaggio in Italia agli inizi degli anni settanta. Arrivata a Parigi dalla terra down under, è atterrata a Milano. Percorrendo tutta la costa dell’intero stivale e della Sicilia, è arrivata a Trieste. Venezia l’ha incantata. Il dialetto, ricorda, assomigliava molto a quello della VeneziaGiulia che sentiva parlare dai suoigenitori quando era bambina. Mi piace tanto Trieste, Signora Wally.
Prima di scendere, scrive il suo nome e il suo numero di telefono con la matita su un pezzetto di carta. Io le dò il mio. Se abitiamo vicine, possiamo vederci ancora. Certo, Wally, sarà un piacere così potrò chiederti tante cose.
Grazie, mi dice, salutandomi…sei la seconda persona da quando sono in Australia che pronuncia correttamente il mio nome: Wally e non Uolly. Ai miei genitori piaceva l’opera La Wally, di Alfredo Catalani.
Buona giornata, è stato un bell’incontro. Ti verrò a trovare presto. Sicuro.

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