Caterina

Io mi sento tutta intera dentro queste parole, che sono diventate il mio mantra:

“Vengo dal deserto. Ho sempre pensato che venire dal deserto sia l’ideale. La gente pensa di te che spunti dal nulla e quindi sei il nulla. Gran parte della gente ragiona per associazioni mentali. Questo ti dà un vantaggio. Puoi tenere un profilo basso. Come i poliziotti che lavorano in incognito. Poi un bel giorno, salti sul palco e ti prendi la scena. Questo è quello che si intende quando dicono: E’ venuto su dal nulla. La verità è che nessuno viene su dal nulla: c’è sempre un deserto alle spalle.

Il punto è che pochi conoscono il deserto”. Cardiopoetica

Sono nata nel 1966. D’inverno. Sotto il cielo del Cervino e con tanti sogni.

Ho seguito l’istinto scegliendo studi classici. E non avrei potuto fare scelta migliore. Ne sono ancora convinta e lo sarò per tutta la vita. Ogni tanto mi ricordo di avere una laurea e e un’altra lasciata a trequarti e un master in organizzazione aziendale.

Una vita in viaggio, la mia. Viaggiare, via terra, fin da bambina, ha “imprintato” la mia vita.

Con i miei genitori ho viaggiato in Italia, in Europa e, via terra, fino in Turchia, Iran e in Afghanistan, dormendo sempre in tenda. Erano gli anni 1977-1979. Da allora non mi sono mai fermata e spero di farcela ancora per un pò.

Sono una guida turistica di lungo raggio per Kel12-National Geographic Expedition (www.Kel12.com) (http://kel12.com/natgeo/tourleader/caterina-borgato/)

Per lavoro ho vissuto in Yemen e nell’isola di Socotra, in Mongolia, in Etiopia e nella depressione desertica della Dancalia (ho attraversato, mi hanno detto, unica donna ad averlo fatto, la Dancalia “pura” in bicicletta seguendo la rotta di Ludovico Nesbitt), ho viaggiato in Africa Sub Sahariana ed Equatoriale, in Asia, Medio Oriente e Sud America. Per tanti anni sono partita, ritornata e ripartita.

Viaggiare per me è un desiderio. Forse anche un bisogno. E’ di questa vita, della gente incontrata, dei luoghi visti, attraversati e vissuti che provo a scrivere.

Mi interessano le persone. Tutte. Non solo per fotografarle, ma perchè esistono e provo a raccontare le loro storie. Le loro emozioni. Le mie. Attimi dalla forza vitale immensa.

Mi interessa la Terra. Tutta. Non solo per fotografarla, ma perchè mi accoglie, da sempre. Provo a cogliere e scrivere la sua bellezza.

Scrivo le immagini e fotografo i miei racconti. Guardo. Osservo. Provo a raccontare quello che vedo, scrivo quello che sento.

Le situazioni che vivo, le immagini che mi prendono e mi tirano dentro sono elemento scatenante e completamento dei miei pensieri, dei miei viaggi e cortometraggi emozionali.

Parola e immagine, capacità espressive funzionali l’una all’altra. Leggo il mio racconto in quello che vedo e in quello che ho fotografato. Scrivo pensando che la fotografia racconta la realtà, la verità di un attimo.

Leggo, scrivo, “fotografo”. In un libro entro come si entra in un film visto in 3D e scrivo perché ne ho bisogno. Le parole mi danzano in testa, le sento in viaggio, dentro di me, fino alla punta della matita, o delle dita.

E poi provo a fotografare. Mi aiuta a scrivere. Ho i miei “miti” della parola. Ho dei riferimenti dell’immagine, fotografi che hanno fatto la storia della fotografia e del fotogiornalismo. Mi piacciono perché sapevano anche scrivere. Donne e uomini, sognatori, idealisti, combattenti, veri pionieri e viaggiatori.

Ho scritto racconti, reportage e fotoreportage pubblicati da riviste specializzate in viaggi.

Con i miei video racconto in giro le mie esperienze di vita.

Ha scritto di me anche qualche rivista.

Viaggio in bicicletta. La bicicletta è nel mio stile di vita quotidiano. Mi fa andare un pò più in là che camminare, mi fa entrare tutta intera nella percezione dei sensi. Adoro pedalare, in autonomia. Tanti chilometri mettono in movimento i pensieri e le idee. Riequilibrano l’andamento sinusoidale dell’anima e del cuore. Viaggiare in bicicletta insegna l’essenzialità. Quella delle cose e quella della vita.

Mi piacciono il vento, la pioggia, i temporali. Il mare in burrasca e i deserti. Mi piacciono il freddo e la neve. Salgo sulle cime delle montagne, per vedere la meraviglia del mondo dall’alto. E immaginare di poter volare.

Ho anche qualche lunga distanza a piedi sulle gambe. Dal Circolo Polare Artico, ai vulcani. Fanno andare “ultra” la mente.

“Vengo dal deserto” è perfetta per me. Un granello di sabbia che non si distingue da tutti gli altri. Vola con il vento. Fa la meraviglia di una duna che altrimenti non sarebbe. Senza quel granello di sabbia, senza quella duna, il deserto non potrebbe essere lo stesso deserto. È solo sabbia. Il “niente” più potente che esista.

Potrei venire anche dall’oceano. Sì, dalla profondità dell’abisso. Una goccia d’acqua salata qualsiasi. Una sola. Scivola per tutta la vita nell’antico, inesauribile movimento di un’onda lunga. Quella goccia, quell’onda, quell’oceano. È solo acqua. L’abisso trasparente più inesplorabile e sconosciuto che si possa immaginare.

Dura un attimo la luce effimera di un fuoco d’artificio…restano solo scarti di combustione, inutili ed inutilizzabili. Bellezza che svanisce. E non esiste più. Non resiste. Altro è la luce di una stella.

Esistere, rinnovarsi, accadere ovunque

Io non mi arrendo. Mai.

Della mia vita in viaggio ho scritto, racconti e pensieri. Non versi, non ci riesco.

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