LA MAGIA DEL CAFFE’

CATERINA_BORGATO_

“Buonasera signore, mi scusi, dove potrei dormire questa notte?”

L’uomo rispose al saluto in italiano con accento tedesco molto forte e con la mano indicò il prato che entrambi avevamo di fronte. “Signore, la ringrazio, ma oltre all’erba, non ci sarebbe un posto un pò isolato dall’umidità…piove da questa mattina e io ho solo il saccopiuma e un telo termico”. L’uomo, mi disse di aspettare. Si allontanò. Indossava una salopette di jeans, una camicia di flanella a quadri marroni e beige, le ciabatte tedesche per definizione. Color moka, le mie preferite. Non mi ricordo bene, ma credo avesse anche un cappello in testa.

Lo vidi entrare e dopo poco uscire dal locale che gestiva. Mi chiamò e mi disse di seguirlo dietro la casa. “Qui starai bene”.

Spostò sedie e tavoli trascinandoli sul pavimento di legno grezzo. Mi fece spazio sotto una tettoia che guardava il fiume. Sentivo l’odore del legno e il rumore dell’acqua.

Si allontanò ancora e tornò abbracciando dei grandi sacchi di yuta da caffè, quelli che, viaggiando per il mondo, lasciano dall’antichità la scia di profumo più buona che esista, oltre a quella del pane fresco. Li buttò per terra. Si alzò una nuvola di polvere.

“Con questi starai più comoda e riposerai meglio”. Li distesi e lisciandoli bene con le mani, uno ad uno, lessi le scritte nere stampate: Plus Cafè product of Guatemala, India robusta decaffeinato, Ethiopia Washeo arabica e poi caffè dallo Yemen, dal Kenia, dal Brasile.

Mi preparai per la notte. Sistemai la bicicletta e distesi il sacco piuma sulle tavole del pavimento, sopra lo strato di sacchi di caffè.

“Il bagno non sarà pulito, oggi è passata tanta gente, dovrai adattarti e domattina non arriverò prima delle otto, mi dispiace non poterti preparare la colazione. Buon riposo”.

“Buonanotte signore, grazie di cuore.”

Mi ricordo bene quella notte. La ricorderò sempre. Per tutto.

La prima uscita con la Fargo, l’aroma delicato di caffè di mezzo mondo che profumava l’aria, la gentilezza del signore in salopette di jeans che mi ha fatto sentire una regina.