LA CATE IN BICICLETTA

LA CATE IN BICICLETTA

Nell’ armadio sono appese tutte le gradazioni dal nero al grigio, dal marrone al beige. Indosso caldi e morbidi filati di lana neri e grigi in inverno, la freschezza del lino e i colori naturali della terra in estate. E’ così da sempre. Mi piacciono la semplicità che esalta la femminilità e la praticità, in armonia con la donna sportiva che sono. Non uso le gonne, mi piacciono molto i pantaloni. 
In una parte dell’ armadio però, ci sono gonne corte, colori e fantasie. Ogni volta che vedo questa gioia appesa ad un tubo d’acciaio, tra le mie abituali gradazioni monocromatiche, penso che sia come sfogliare un album di fotografie in bianco e nero e poi, inaspettatamente, trovare una fotografia, una sola, bellissima, a colori. O come la prima improvvisa giornata di sole e di cielo sereno dopo tante giornate di cielo grigio burrascoso.
Vidi per caso “The evolution of the skirt”, del 1916,  dell’australiano Harry Julius, la trasformazione della gonna animata come un cartone. Mi incuriosì e lessi la storia e l’evoluzione di questo indumento, così antico e così comune, la cui lunghezza, soprattutto, è stata simbolo di una vera e propria rivoluzione culturale. Coco Chanel, Christian Dior e Mary Quant hanno creato meraviglie attorno ai fianchi e alle gambe delle donne, pensando soprattutto alla valorizzazione del corpo femminile, alla praticità quotidiana, e alla portabilità in occasioni particolari di questo piccolo e magico pezzo di tessuto. Le gonne, sempre più corte, hanno “scoperto” le donne, non le loro gambe, no, troppo semplice e banale! ma la loro forza, il loro coraggio, la loro determinazione.
Io, invece, andando in bicicletta, ho scoperto le gonne. Sì, le ho proprio scoperte. 
Dal mio caschetto non sono mai usciti trecce o code di cavallo. Ho sempre avuto i capelli corti. Solo un piccolo orecchino che indosso, a sinistra. Adoro gli orecchini. Ho pedalato vestita come un uomo, pantaloncini e maglietta, nero e bianco, fino al giorno in cui vidi un prato di fiori colorati avvolgere i fianchi e un poco le cosce di una ciclista bella, dolcissima e forte. Fu la prima volta che vidi una gonna dedicata alle cicliste, ideata e creata per poter pedalare.  E me ne innamorai. Da allora non ho mai smesso di portarla. E i pantaloni con il fondello, d’inverno e d’estate, per me, sono solo quello che sta sotto. Come le mutande. 
La gonna in bicicletta è come il casco. Li indosso, tutti e due, ogni volta che salgo in sella. Per andare a fare la spesa, per pedalare una giornata o per un viaggio con la bicicletta come casa. 
Mi piace tanto e mi piace sempre. E’ nata per pedalare, ha la praticità di capo tecnico ideato e creato pensando ad un tipo di donna per cui la bicicletta è stile di vita,  che sceglie la semplicità, ma non rinuncia alla femminilità. E ad un tocco di raffinatezza. E’ versatile e informale. La indosso con un legging o un fuseau nero e, in ogni occasione, sono io a decidere che carattere darle. 
E’ sempre perfetta. Il tessuto è morbido e traspirante, l’elastico di silicone la tiene ferma e due piccoli spacchi laterali lasciano libertà assoluta nelle azioni, qualsiasi sia l’impegno che una uscita in bicicletta richieda.
E’ leggera (pesa circa 90 grammi), occupa pochissimo spazio (ben piegata ha le dimensioni di un pacchetto di fazzoletti di carta). E’ ideale per i viaggi, anche quando il bagaglio è essenziale (io viaggio con le borse attaccate al manubrio, al telaio e sotto la sella, si chiama bikepacking) e ogni grammo risparmiato è prezioso. Ne porto sempre una addosso e una di ricambio.
La manutenzione richiede la normale cura dei capi tecnici sportivi. Si asciuga rapidamente e non si stropiccia mai.
Ha pedalato con me (e camminato…sì, perchè la uso anche per il nordic walking e per correre!!) tutti i chilometri che ho sulle gambe da quando ho deciso che non ne avrei più fatto a meno. Tutti i paesaggi e le terre che ho scoperto e attraversato e che tengo nel cuore. I trail, gli ultratrail, le lunghe pedalate per giorni senza sosta, le salite sui passi di montagna, il silenzio dei sentieri in mezzo ai boschi e nelle foreste, la calma fluida lungo gli argini dei fiumi. Sulla neve, sulla sabbia, sulla terra e sulla ghiaia.  La magia di giornate indimenticabili, da prima dell’alba fino al tramonto. La magia delle notti dal tramonto all’alba successiva. Ha vissuto con me, con ogni giro di pedale, ogni gioia ed ogni emozione. Pedalo anche per scrivere. Scrivo per pedalare. La bicicletta mette in moto i miei pensieri e i miei sogni. E se la gonnellina potesse avere voce, racconterebbe di aver viaggiato con un delicato ciclone di parole.
E la genialità di chi l’ha ideata? Due ragazzi italiani, due amici, la loro passione per la bicicletta, la loro ammirazione per le donne che pedalano e che desiderano vedere ancora più donne. Settanta centimetri di tessuto…una piccola rivoluzione. 
Le rivoluzioni, si sa, portano con loro sempre cambiamento e novità. E’ di questi giorni la presentazione del vestitino intero per la bicicletta. Ed è così bello che una ciclista lo ha voluto e indossato per il suo matrimonio. Era semplicemente bellissima.
Perchè la femminilità non sta nell’avere belle gambe, ma in come si riesce ad essere evidentemente donne.
caterinaborgato