SFUMATURE D’AMORE

SFUMATURE D’AMORE

La luce del solitario che le impreziosiva l’anulare della mano sinistra mi abbagliò. Quasi come una pila frontale puntata in faccia, distrattamente, nella notte. Le stava bene. Le sue mani erano perfette. D’istinto guardai le mie e le nascosi. La pelle tesa, le unghie pittate di scuro. Credo fosse un gel, di quelli che si incollano sopra l’unghia naturale e che va rinnovato di tanto in tanto, quando l’unghia cresce o si smangiucchia. Aveva solo due anelli. Nello stesso dito. Il solitario teneva ferma la fede. Mi parlò di loro due, guardando fuori dal finestrino. Eravamo in un deserto immenso. Cinquantamilionidiannifa qui cadde un meteorite che formò un cratere grande come il Molise. Quel giorno capitò lei con me, nella macchina del capospedizione e del suo cane. Quella che ascoltai, fino a quando arrivammo al campo, poteva essere la trama di un film. “…Le sue mani mi sfioravano solo per distribuire carezze…” disse, come se stesse cercando di concludere un romanzo. “…le sue parole, invece” continuò, “avevano dentro lo stomaco, nel punto dove lo sterno finisce e credo ci sia l’anima, e nel cervello, l’effetto dell’acido muriatico. Un esercito di topi con i denti di acciaio. Rimase di me quel poco che riuscii a salvare dalla morte, ma con in potenza la forza disumana per non impazzire e poter continuare a vivere”. 25 novembre, la violenza dalle millemilioni di sfumature.

caterina borgato