LA CARBONARA DEL NURE

LA CARBONARA DEL NURE

A Fabbriche di Vallico, nel cuore della Garfagnana, sono arrivata a metà della prima giornata di trail. E’ un borgo conosciuto per il Ponte della Dogana, un vero e proprio confine: fino all’unità d’Italia, attraversando il ponte sul fiume Serchio, si passava dalle terre protette e difese dal Ducato di Modena a quelle tenute con le unghie e con i denti della Repubblica di Lucca.

A Fabbriche tutte le case, al di qua e al di là del fiume, sono costruite in pietra scura, come il ponte. I davanzali, come i lati del ponte, sono impreziositi da grandi vasi rettangolari di terracotta pieni di rigogliosi geranei color rosso corallo. I miei preferiti. Ci sono un bar, una ferramenta, un ambulatorio medico che apre qualche volta. Ma soprattutto, a Fabbriche, c’è un “casoin”.

In veneziano, il “casoin” vero e proprio è il negozio di soli formaggi, con un significato più allargato è il negozio di alimentari e di tutto quello che può servire nei piccoli paesi, beatamente isolati e lontani dai centri commerciali, un pizzicagnolo che continua ad aprire ogni mattina perchè il paese possa ancora vivere e in paese tutti ci vanno perchè possa continuare ad aprire ogni benedetto giorno: un bellissimo mutuo aiuto. Due piccole vetrate, due porte d’ingresso, in mezzo una panchetta in legno e un tabellone con attaccati gli avvisi e le comunicazioni per gli abitanti. La frutta e la verdura a destra dell’entrata e su scaffalature di ferro tutta altezza, quello che si troverebbe facendo la spesa in un super o iper di città, solamente in quantità ridotte. Appesi, vicino ad una carta moschicida a spirale penzolante, ho visto piumini per le ragnatele a righe rosa confetto e azzurro cielo e ciabatte di pezza fantasia chiuse in sacchetti di plastica trasparente, in un angolo scope di saggina girate all’insù e poi, sui vari ripiani, cerotti e garze, pile di varie misure (quelle per il gps finite in un secondo), carta igienica e detersivi, alcolici e birre, pasta commerciale e vassoi di pasta fresca, scatole di latta con cibi pronti e scatolette di tonno, farina sfusa venduta a peso e specialità locali. Non so se quel piccolo negozio sia stato mai così affollato: non credo, neanche per la vigilia di Natale. Eravamo in tanti, tutti insieme, in fila, in attesa del turno davanti al banco del pane, dei salumi e formaggi, con mani piene di biscotti, cioccolata, frutta secca, barrette di cereali e cose da bere di ogni gusto e colore, presi dagli scaffali. Un piccolo esercito con il caso in testa, felice e affamato.

Dietro al banco due ragazzi, i fratelli Giuliani, David e Cristian, con l’espressione di chi non ha ben chiaro cosa stia succedendo.

“Quanti siete? Da dove venite? State facendo una gara? In bicicletta? Dove andate?”

La loro unica preoccupazione è stata di poterci soddisfare con quello che era rimasto all’ora di chiusura di un giorno di festa, dispiaciuti di non essere stati avvertiti che, proprio quel giorno, a Fabbriche ci sarebbe stato movimento!!

Prosciutto cotto, crudo e mortadella uscivano dalle lame rotanti dell’affettatrice alla velocità della luce per imbottire fette di pane toscano, poi panini comuni, finito il pane, fette di pane da toast e, finito anche quello, pane da tramezzini. I krakers e le fette biscottate erano già spariti dagli scaffali. Le forme di formaggio di pecora, mezzano e stagionato, tagliate a grosse fette da mani esperte con lunghi coltelli, passavano direttamente dal tagliere di legno a rendere unico e indimenticabile il gusto di due fette di pane.

Chi era in negozio ricorderà le condizioni in cui eravamo e come abbiamo lasciato il pavimento. Di questo i gestori non si sono preoccupati.

In fondo alla fila, una voce: “Io vorrei una pasta”

Il Nure, conosciuto “anche” come Michele Boschetti o Mr. Miss Grape o Nure dal Paese delle Meraviglie, forse pensava di fare solo una simpatica battuta.

“Che pasta vuoi e quanta?” la risposta

“Una carbonara, un chilo.”

Al di qua e al di là del banco si sono capiti al volo.

In pochi secondi uova, pancetta e spaghetti erano nelle grandi mani di uno dei due ragazzi, sparito nel retrobottega e salito al piano di sopra con tutto il ben di dio necessario per far cucinare a sua mamma una pasta che Michele Boschetti, Carlo Miorin, Michele Pigozzi e Stefano Spiazzi si ricorderanno per tutta la vita, mangiata di gusto, seduti davanti al negozio, su un tavolo preparato apposta per loro con una tovaglia gialla, in un momento magico e senza pioggia, come nel miglior ristorante che avessero potuto trovare lungo il trail.

http://www.missgrape.net/

http://www.ciclipigozzi.it/

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